Oggi come sindacato studentesco siamo scese e scesi in piazza come studentesse e studenti per rivendicare una scuola emancipatrice della donna e libera da stereotipi di genere. Ma abbiamo preso parte allo sciopero anche in sostegno di tutte le lavoratrici, le donne migranti, le donne disoccupate e le casalinghe, per rivendicare per l’ennesima volta una vera parità dei sessi in tutti gli ambiti della vita.

In questa società in cui vige la supremazia di una classe sull’altra, di un’etnia sull’altra e di un genere sull’altro siamo convinti che il cambiamento della società debba essere radicale, in quanto la prima causa della situazione di subalternità della donna, e delle altre categorie in stato di inferiorità, sono i rapporti di produzione odierni.

È quindi indispensabile che il primo obiettivo da raggiungere sia la parità salariale per tutte e tutti.

La scuola ticinese riflette la nostra società, ancora promotrice di una visione patriarcale e stereotipata delle donne, come sindacato studentesco riteniamo che la formazione e l’educazione debbano essere considerati quali strumenti di lotta per il cambiamento della società e che la scuola debba promuovere l’emancipazione del genere femminile.

Per tutti questi motivi rivendichiamo, come future lavoratrici, che donne e uomini abbiano diritto allo stesso salario a parità di diploma.

Rivendichiamo che si introduca la tematica dell’educazione di genere e che essa venga trattata in maniera interdisciplinare, ripercorrendo la storia che ha portato le donne in una condizione di inferiorità.

Rivendichiamo l’inserimento nei programmi scolastici delle numerose figure femminili che hanno apportato un importante contributo umanistico e scientifico alla nostra società.

Rivendichiamo l’ampliamento del corso di educazione sessuale e chiediamo che esso sia presente durante tutto il percorso scolastico, affinché la sessualità non sia più un tabù e si riesca ad approfondire il corso anche da un punto di vista affettivo e di piacere.

Rivendichiamo che le studentesse vittime di abusi o di commenti sessisti a scuola, possano rivolgersi a una figura eletta dal corpo studentesco.

L’anno prossimo la nostra lotta continua, ci aspettiamo dei cambiamenti.