Care amiche, cari amici, care compagne, cari compagni, porto i saluti e la solidarietà del Partito Comunista.

Lo sciopero di oggi è una protesta che non coinvolge soltanto il mondo del lavoro ma che si estende a tutti gli ambiti in cui è presente una discriminazione di genere. Ciò è corretto e va supportato, seppure ritengo sia necessario fare alcuni distinguo. Come Partito Comunista crediamo che la lotta per la parità uomo- donna sia inscindibile dalla lotta di classe. Mi spiego: su quale terreno comune di lotta possono muoversi una donna azionista di una multinazionale e la relativa impiegata sottoposta a tagli sul proprio salario?

Aleksandra Kollontaj, la prima donna ministro al mondo, nel 1913 scriveva: «Qual è lo scopo delle femministe – lei intendeva le femministe borghesi -? Ottenere nella società capitalista gli stessi vantaggi, lo stesso potere, gli stessi diritti che possiedono adesso i loro mariti, padri e fratelli. Qual è l’obiettivo delle operaie socialiste? Abolire tutti i tipi di diritti che derivano dalla nascita o dalla ricchezza. Per la donna operaia è indifferente se il suo padrone è un uomo o una donna.»

A che punto siamo 106 anni dopo queste sue parole? Pur facendo le opportune contestualizzazioni storiche, la situazione non è cambiata di molto.

Occorre a questo proposito notare che delle eventuali azioni sul piano culturale rischiano di essere fini a sé stesse se non adeguatamente supportate da misure in ambito economico. Ad esempio, è notizia di ieri che la Città di Bellinzona, su proposta del consigliere comunale comunista Alessandro Lucchini, dedicherà una via alla partigiana Nichi della Brigata Garibaldi. È un primo passo, ma certamente non sufficiente.

Oltre a questo tipo di interventi culturali è necessario agire sull’economia, e non ci stancheremo mai di ripeterlo: a parità di formazione, parità di salario! È necessario istituire un ispettorato contro le discriminazioni salariali di genere. Il salario non solo deve essere paritario, ma dev’essere pure migliore per tutti!

Concludo: solamente intervenendo sulla configurazione economica della società, le misure culturali messe in atto possano risultare effettivamente incisive. Credo che l’effettiva emancipazione delle donne possa essere raggiunta unicamente se la lotta per le rivendicazioni femminili venga accostata a una visione d’insieme delle contraddizioni che esistono nella nostra società, in particolare alle contraddizioni economiche.

Non c’è emancipazione delle donne senza socialismo, non ci può essere un socialismo senza la liberazione delle donne!